pistoia blues PDF Stampa E-mail
Scritto da Lanfranco   
Venerdì 18 Giugno 2010 16:06

PISTOIA BLUES 

Due ragazzi vanno al Pistoia blues per ballare ed ascoltare musica e invece si ritrovano a mettersi in concorrenza con i venditori  di un mondo che la vostra mente è bene non immagini mai…

Era durante il fine settimana di un’estate quando m’intrigai in una storia a dir poco strana. Ricordo che faceva un gran caldo per cui io e il mio amico Boldo decidemmo di evadere, per una sera, di uscire fuori dal gruppo.

L’idea di andare al Pistoia Blues ci venne non so come, né perché e questo ci gasò ancora di più. Arrivammo che era ormai notte, nemmeno un cavolo di stella a farci da guida. Chissà perché, quando le stelle ci servono davvero – buone stelle – non ci sono mai! E poi, a Pistoia, dovevamo trovare il posto, ma in giro non c’era nessuno a cui chiedere. Alla fine una scritta a caratteri cubitali, luci stratosferiche mostrano, inequivocabilmente, che l’avevamo trovato, finalmente, il “Pistoia Blues”: una vera illuminazione! La fortuna continuò ad assisterci perché trovammo subito un buon parcheggio.  Gagliardi ci precipitammo verso l’entrata, anche se non si vedeva un bel niente: eravamo senza paura e senza paura entrammo in quel buio. La musica ancora non era iniziata, ma l’oscurità era comunque piena di voci, sembrava di essere ad un mercato, tanta era l’animazione e la confusione che non lasciava capire bene i significati di tutti quei discorsi che si rincorrevano nella notte. Poi, quando i nostri sensi si abituarono al buio, iniziammo ad intravedere le prime bancarelle con delle persone che avevano l’aria di comuni venditori solo che le nostre orecchie udirono: Hascisch, hascisch,… E poi: Marijuana, ottima, appena colta… Ecstasy, oppio,…polline, LSD, crach, sensimiglia… Era incredibile un vero mercato di droghe e noi che eravamo venuti per il blues, la musica della malinconia e della notte! Ma non era finita, anzi…perché i nostri sguardi, finalmente, lo inquadrarono, il tipo, in mezzo agli altri: gli occhi spalancati, iniettati di sangue, sembravano pronti a schizzare dalle orbite per saltarci addosso. Occhi allucinati, grandi, enormi ma che non ci vedevano. La pelle violacea e cianotica ospitava ruscelli di sudore fumante le cui sorgenti sicuramente erano sotto il cespo di capelli crespi giallo e azzurri appiccicati alla sommità del cranio. Due orecchini brillavano e tremavano come stelle illuminando una barba rada ed incolta e  grosse labbra screpolate che non riuscivano a trattenere la lingua edematosa con i suoi filamenti di bava luminosa che si allungava fino a bagnare la maglietta. Strillava e farfugliava, offrendo a tutti quelli che gli capitavano a tiro la sua roba… Mi trovavo, con Boldo, davanti ad un vero venditore di crach: una creatura al limite della decomposizione con la faccia che stava insieme per miracolo! E poi dicono che la droga fa male! A quel punto fissai Boldo che rispose al mio sguardo: un colpo di genio aveva colto entrambi: ci saremmo buttati nel bussiness! Ci venne pensato che, dovendo stare fuori casa per venire a Pistoia, avevo nelle tasche due scatole di psicofarmaci per la “terapia al bisogno” e, pertanto,  insieme cominciammo a gridare per mettere in vendita la nostra merce. Un vero successo!!! E’ davvero stupefacente come un Tavor o un Entumin faccia effetto su certe persone. Sì, quella notte ci siamo veramente divertiti e, oltre ad aver guadagnato una discreta sommetta, il ricordo di quel ”Pistoia Blues” ci accompagnerà per sempre!                                                                                          

Simone

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Luglio 2010 09:59