La nascita della diversità e la sua utilità nel moderno PDF Stampa E-mail

rodin_thinker_silhouette_w  Dott. Stefano Defendi, Sociologo Operatore Salute Mentale  

 
 Quella che il bruco chiama la fine del Mondo, il resto del Mondo la chiama farfalla.                
 (Lao Tzu. 500 a.c. Filosofo cinese)

 Andiamo indietro nel tempo fino ad arrivare a quando gli esseri branchi ed avevano in loro una sola certezza: l’estinzione.  La natura infatti, con i nostri antenati, è stata più matrigna che madre rendendoli sin da subito prede facili da catturare e forse anche buone da mangiare, senza aver dato loro, apparentemente, gli strumenti per sopravvivere. Il tempo comunque ci dimostra come l'essere umano si è evoluto fino a diventare un meraviglioso animale, ma per fare questo ha dovuto soddisfare una condizione d'esistenza in più rispetto a tutti gli altri esseri viventi. L’uomo ha dovuto avere fiducia nella vita, ha dovuto trovare una ragione in più per esistere, molto più forte rispetto a quelle di tutti gli altri abitanti del pianeta. L’essere umano ha dovuto creare una “strada” da seguire per non estinguersi.Per evitare questo l'essere umano è stato obbligato a costruire un Mondo artificiale (Mondo simbolico), un Mondo fatto ad hoc e la creazione di questo ultimo è potuta avvenire solo attraverso la creazione della cultura, della cultura degli esseri umani.L’uomo fin dagli albori si è trovato, per poter sopravvivere, a dover manipolare l'ambiente esterno. Quest’ultimo può essere definito come quel luogo dove si trovava la vita, cioè le risorse per non estinguersi, il cibo, l’acqua,ecc. ma anche quel posto dove si trovava la morte, gli altri animali, i pericoli quotidiani, ecc..E utile sin da ora osservare il rapporto fra l’individuo e l’ambiente attraverso il concetto di disordine che si contrappone al concetto di ordine.Il primate fin dalla sua nascita non conosce nulla di ciò che ha intorno e deve trovare il modo di sopravvivere e questa è l'unica cosa che "l'animale umano" ha in comune con le altre specie animali: l'istinto alla vita. L’unica assonanza che i nostri antenati primitivi avevano con gli animali del tempo era il non morire, il vivere.L'impatto che l'essere umano ha avuto con l'ambiente non è stato sicuramente dei più felici, solamente la paura dell'estinzione lo ha salvato. In altre parole, la paura deriva dalla non conoscenza che il primate aveva nei confronti del suo ambiente, visto come disordine, e l'unica strada da seguire per sopravvivere è stata quella della manipolazione dell'esterno creando ordine (Mondo artificiale), inteso come quelle azioni rivolte alla sopravvivenza.Avremmo voluto un Mondo da consumare e godere, invece abbiamo avuto un Mondo dove istintivamente non avremmo avuto modo di farlo, quindi lo abbiamo dovuto ordinare attraverso la ragione, gli abbiamo dovuto dare un senso, tutto nostro, senza interferenze di altri, un senso umano.La prima necessità a cui tutti gli esseri viventi devono riferirsi è quella di rimanere in vita e, condizione fondamentale per raggiungere questo fine, è che l'organismo di qualsiasi essere vivente sia in grado di rispondere in maniera adeguata ad ogni stimolo esterno.Da questo concetto possiamo arrivare a riflettere sulla differenza fra l'essere umano e gli animali.Gli animali hanno una risposta biologica adatta, specializzata all'ambiente a cui si riferiscono, a differenza dell'uomo che è sprovvisto di questa risposta biologica. L’essere umano non aveva e non ha attualmente nel suo istinto le capacità per sopravvivere a lungo nell’ambiente non manipolato da lui stesso.L’essere umano nasce inadeguato e non ha gli strumenti, insiti nella sua biologia, atti a sopravvivere all’ambiente di riferimento, la natura è stata matrigna non madre, lo ha messo al Mondo ma lo ha posto in una condizione estrema di pericolo.Se noi pensassimo per un momento al fisico di un nostro primate umano, nelle dimensioni, nella dentatura né da erbivoro né da carnivoro e la confrontassimo anche solo per un momento con gli animali che con lui condividevano l’ambiente di riferimento, capiremmo subito che la situazione non era delle migliori.L’essere umano non ha una risposta biologica specializzata all’ambiente di riferimento ed è solo questa la differenza fra noi ed il mondo animale.La storia, comunque, insegna che l'uomo è riuscito a sopravvivere ed a manipolare l'ambiente esterno asservendolo alle sue esigenze, arrivando a considerare la Natura ed il Mondo come suoi subordinati, avendoli egli ordinati attraverso la ragione.Questo è avvenuto grazie alla cultura, intesa come l'insieme di tutte quelle attività che hanno portato l'individuo a soddisfare i propri bisogni.L'ambiente manipolato è la costruzione di un Mondo simbolico, il Mondo della cultura è il Mondo umano. Questa è la potenza dell'essere umano, l'unica differenza sostanziale con l'animale. L'uomo deve la sua forza al fatto di essere diventato nel tempo un “animale culturale”, deve esonerarsi attraverso degli strumenti atti alla sopravvivenza a tutti gli stimoli che l'ambiente gli pone.Mentre l'animale delimita l'ambito del suo agire attraverso la risposta biologica specializzata, l'uomo delimita l'ambito della sopravvivenza attraverso la cultura.Per poter trasformare il Mondo (manipolare l’ambiente esterno), comunque, l'essere umano si è dovuto unire ai suoi simili e questa azione non è stata motivata dalla solidarietà o dall'amore, concetti nati dopo l'avvento della cultura. L'uomo si è unito nel sociale per utilità spinto dalla paura dell'estinzione.E' comunque bene sottolineare che l'unione non era dovuta solo alla necessità di procurarsi il cibo, agendo insieme il gruppo ricavava anche il proprio senso d'identità, di unità collettiva, che hanno dato poi origine alla solidarietà, all'amicizia, alla collaborazione, alla fraternità e tutte quei valori umani che sembrano farci contraddistinguere dal Mondo animale.Studiosi del calibro di Freud e Girard, considerano che la nascita del sociale sia avvenuto a causa di un omicidio avvenuto tra simili, un'azione compiuta insieme. Freud ipotizza che sia stata sacrificata una vittima appartenente alla specie ed i carnefici sono i suoi simili. Per Freud la figura uccisa è il padre tirannico.Invece secondo la teoria di Girard l'omicidio della vittima fra simili avviene dopo una estenuante lotta. Girard considera l'origine della comunità e l'assassinio di un “diverso” un tutt'uno, ma a suo avviso ci sono stati più omicidi e quindi più origini. Il motivo di questo scontro è il desiderio incontrollabile di possedere e consumare tutto a piacimento. Alla fine solamente un primate rimane a terra senza vita e questa morte pone la fine dello scontro e tutti i partecipanti, identificandosi contro l’alterità, il “diverso”, il primate morto, si mettono in cerchio attorno al cadavere. La calma dopo la lotta stupisce tutti i contendenti che si sentono uniti in questa emozione, si sentono una entità sola e capiscono che uniti possono sopravvivere. Tutti hanno trasferito la violenza insita in loro in uno solo dei partecipanti, un “diverso”.Un'altra ipotesi che funge da spunto di riflessione è l'uccisione di un qualcosa di differente dall'uomo anche fisicamente, cioè un animale, il Dinofelis considerato dagli studiosi come un predatore specializzato nella caccia ai primati umani.Le tesi sopra esposte, anche se non sono del tutto simili, ipotizzano che la nascita del sociale è avvenuta attraverso un atto di violenza nei confronti di una alterità, di un diverso, l'imprinting societario si basa sulla violenza e l'unione sull'utilità, il tutto motivato dalla paura dell’estinzione.Di fatto l'essere umano si è trasformato in uomo comunitario da un atto di violenza. La violenza quindi è il mattone fondante per la nascita della comunità.Questa è stata la prima azione condivisa dagli uomini appartenenti al gruppo, è qui che si sono identificati con il branco, è questo il momento in cui nasce il primo rito.Il rito è l'ingranaggio principale su cui si basa la società e dalla ripetizione di quest'ultimo che si costruirà il "Mondo sicuro" (Mondo artificiale).Il gruppo raggiunge la preda e la accerchia e scatena tutta la sua aggressività verso un unico punto. Il “diverso” appunto e la ripetizione di questo atto, sotto forme diverse unisce l'essere umano in società, trovando la soluzione all'estinzione.Passando ai giorni nostri, le cose non sono poi tanto cambiate, il “diverso” è utile, serve per raggruppare e far rimanere uniti i membri di una comunità, di un gruppo, di una società.Senza diversità non esisterebbe nulla, la paura ha subito una metamorfosi, si è trasformata in qualcosa di altro da quella originale rivolta all’estinzione, ma esiste ancora, ed è sempre più forte, la violenza è fondante nella nascita della società e sempre più presente nel mantenimento della stessa, un’alterità che deve morire ci deve e dovrà essere, altrimenti tutto cadrebbe irrimediabilmente.Riassumendo, nelle righe precedenti abbiamo analizzato l'origine della nascita dell'uomo comunitario. L'imprinting societario è avvenuto attraverso un atto di violenza, la prima azione condivisa è stata l'uccisione di un qualcuno considerato “diverso”. L'io comunitario si è costruito nel tempo, attraverso la ripetizione mimetica di questa azione. La motivazione che ha spinto il primate umano ad unirsi è stata la paura dell'estinzione, ed è così che in tempi remoti è nato il Mondo simbolico. Il concetto di diversità è importante, perché solamente attraverso quest'ultimo riusciamo ad avere un'identità.Si sottolinea che i concetti sopra esposti non devono essere letti come una tragedia che ha colpito l’umanità, ma solo come frasi che descrivono la nascita dell’uomo comunitario.Ci è caro comunque terminare con uno spunto di riflessione e cioè leggere il Mondo dal suo vero senso, quello capovolto, dove la diversità non esiste, dove si comprende che l’alterità è stata creata culturalmente per vivere e come tale la possiamo eliminare per non morire.Nel moderno basta poco per cadere nel meccanismo dell’inclusione/esclusione sociale, basta un attimo per essere espulsi simbolicamente e fisicamente dalla società, basterebbe perdere il lavoro o subire un infortunio da precario, significherebbe trovarsi nelle condizioni di avere alte probabilità di essere tagliati fuori, di diventare “diversi”.E’ giunto il momento di prenderci cura di noi, di dover cambiare livello d’osservazione e capovolgere il senso delle cose, coltivando il nostro senso critico, pensando che non esiste la diversità, esistono differenze razziali, religiose, politiche, di malattia, ma non diversità. L’unica vera diversità la troviamo nella condizione iniziale da soddisfare, il non morire, questa è la vera alterità, la vera diversità, la morte.Non esistono diversità ma differenze, l’unica diversità è fra la vita e la morte.

Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e non dissi niente perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e voltai il viso perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i neri e voltai il viso perché non ero nero.

Poi vennero a prendere i malati e io voltai il viso perché non ero malato.

Un giorno vennero a prendere me e voltai il viso per guardarmi intorno,

ma non era rimasto nessuno a protestare.


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