Nevrosi PDF Stampa E-mail

Anonimo
nevrosiPrima di iniziare a parlare delle nevrosi occorre porsi una domanda fondamentale:che cosa significa essere "normali" piuttosto che "matti"!Senza dubbio il concetto di normalità può essere definito in mille maniere, ma forse un modo semplice consiste nel dire che è sano di mente chi riesce a mantenere un rapporto lineare con la realtà che lo circonda. Partendo da questo presupposto facciamo un semplice esercizio che ci aiuterà a capire come si differenziano le grosse categorie diagnostiche delle malattie psichiatriche. Prendete una piccola corda e tenetela diritta e tesa fra le due mani: fate conto che questa sia la normalità. Adesso cominciate a far oscillare la corda come fanno i bambini quando giocano. Siamo passati alla nevrosi; c'è ancora rapporto con la realtà, ma non è più lineare. Il nevrotico oscilla attorno alla normalità, ma riesce a mantenere con essa un rapporto solo in parte normale, proprio come la corda che torna diritta soltanto nel momento in cui l'oscillazione la fa passare sulla linea retta idealmente tesa fra le vostre due mani. Tuttavia fin qui il rapporto con la realtà, anche se non più lineare, si è in qualche modo conservato: il nevrotico e lo psicotico non hanno ancora del tutto saltato lo steccato che separa sanità mentale e follia. Se però avvicinate le mani, la corda si affloscerà su se stessa ingarbugliandosi: siamo passati alla psicosi, dove ogni linearità di rapporto con la realtà è perduto. Lo psicotico vede la realtà con occhiali deformanti e il suo pensiero segue percorsi ingarbugliati come questa corda attorcigliata. Se adesso fate dei nodi lungo la corda e la tendete di nuovo, avrete una situazione assai particolare consistente nel fatto che in alcune piccole zone la linearità è perduta, mentre per il resto il rapporto lineare con la realtà appare conservato: è il caso delle monomanie (es. paranoia): quelle situazioni in cui in una vita apparentemente normale si nascondono invece dei piccoli nuclei di follia. Se ora infine prendete una forbice e tagliate la corda sarete arrivati al capolinea, la schizofrenia, la più grave delle psicosi cioè quella situazione patologica in cui ciò che si perde non è più solo la linearità, ma addirittura il rapporto stesso con la realtà.

Da dove provengono le nevrosi

In realtà parlare oggi di nevrosi, così come di psicosi dal punto di vista della classificazione psichiatrica è ormai anacronistico. La messa a punto del DSM, il manuale statistico e diagnostico delle malattie mentali, ha ridimensionato queste due grosse categorie in cui venivano divisi i disturbi mentali e li ha sostituiti con classi specifiche di malattie come disturbi dell'umore, disturbi d'ansia, disturbi somatoformi, ecc. In questo modo il concetto di nevrosi è diventato più che altro una classificazione di malattia, piuttosto che un concetto di categoria diagnostica, nel senso che nel concetto di nevrosi non ricadono più determinati disturbi mentali, ma disturbi mentali diversi, ognuno collocato dal DSM in una certa categoria. E' un po' come dividere le automobili prima per cilindrata e poi per marca automobilistica. Prima c'erano tutte le 500, tutte le 1100, tutte le 1300 e così di seguito, mentre adesso ci sono le Fiat, le Mercedes, le Alfa Romeo e via dicendo. Se dunque le 1100 erano le nevrosi, in quel gruppo si trovavano tutti i tipi di nevrosi: ansiosa, depressiva, d'angoscia ecc. Oggi invece sotto la categoria Fiat (che potrebbe ad esempio essere il gruppo dei disturbi d'ansia del DSM ), troviamo tutte le cilindrate fra cui anche la 1100, cioè quel disturbo che una volta era la nevrosi d'ansia e solo quella. La ex-nevrosi depressiva invece si trova ad esempio collocata nella categoria Mercedes alla corrispondente cilindrata 1100. La grossa divisione in nevrosi e psicosi delle malattie mentali resta comunque ancora fortemente radicata nella cultura psichiatrica e molti medici non specialisti ragionano ancora secondo questi termini diagnostici.

Cosa sono le nevrosi.

Se allora vogliamo ragionare secondo i vecchi criteri, possiamo dire che le nevrosi sono malattie che, come abbiamo detto all'inizio, non presentano alterazioni qualitative del rapporto con la realtà. La personalità del nevrotico è solo parzialmente compromessa e per lo più si tratta di malattia dell'affettività, cioè dell'emotività.
Il modo di comunicare con gli altri non è grossolanamente alterato. Non si riscontrano grossi deficit dell'attenzione. E' possibile però che si presentino disturbi percettivi con comparsa di percezioni illusorie (che non sono delle vere e proprie allucinazioni, ma piuttosto un vedere ciò che si vuol vedere). Anche il modo di pensare, la cosiddetta ideazione, può orientarsi divenendo accelerato o rallentato. Il soggetto però se ne rende quasi sempre conto, perché fortunatamente il nevrotico conserva la consapevolezza di essere malato. Dal punto di vista psicopatologico, le nevrosi sono da considerarsi delle malattie di reazioni a situazioni presenti o passate. Ancor meglio sono reazioni affettive, vale a dire che non coinvolgono nel suo complesso tutta la personalità di un soggetto, ma solo la sua sfera emotiva, manifestandosi soprattutto con ansia e depressione. Il risultato di questa reazione è infatti per lo più uno stato d'ansia, di depressione o di entrambe, che compromette per un periodo più o meno lungo l'efficienza sociale di una persona (famiglia, lavoro, affetti ecc.) per poi risolversi completamente.

Il conflitto

La reazione che da luogo a nevrosi è una reazione conflittuale, questo conflitto può essere antico o recente. Se è antico affonda le sue radici nell'infanzia, periodo durante il quale è successo qualcosa che poi con il tempo il soggetto ha imparato a reprimere nel suo inconscio e contro il quale egli è riuscito a costruire uno o più meccanismi di difesa. Se invece è recente il conflitto, non è ancora stato strutturato od ancora sospeso a metà fra conscio e inconscio. Ma che cosa è il conflitto? Null'altro quello scontro tra personalità e ambiente, il succedersi nella vita di continue situazioni intra-personali ed interpersonali che determinati soggetti non sanno superare, probabilmente per una carenza biologica di base che in determinate condizioni ambientali si esplicita. Il conflitto intra-personale (in una teorizzazione psicoanalitica classica) è lo scontro fra le esigenze culturali, morali e sociali ecc. del super io e dell'io e le pulsioni istintuali e libidiche dell'es. Il conflitto inter-personale invece è quello del rapporto dell'io nei confronti degli altri.

I meccanismi di difesa

Il nevrotico dunque di fronte a un conflitto per lui non superabile, corre ai ripari e mette in atto dei particolari meccanismi di difesa.
L'attivazione a livello somatico è la più immediata. L'ansia si tramuta in cefalea (mal di testa), ipersudorazione, irrequietezza, vampate di rossore. La somatizzazione è già un gradino più avanti dove l'ansia viene scaricata su una malattia organica. Il nevrotico ha il tempo di strutturare il suo disturbo su un intero sistema organico, che molto spesso è quello digerente. Egli scarica il suo conflitto sull'ulcera gastrica, sulla colite ecc. Tanto più aumenta l'ansia, tanto più la sua malattia organica di compenso si aggrava. La conversione è un meccanismo ancora più complesso perché qui la tensione emotiva repressa si scarica non in maniera generica su una funzione biologica ma su un organo in maniera mirata. Sulla funzionalità di un organo nel tentativo inconscio di far parlare quell'organo in modo simbolico: è il caso tipico della nevrosi isterica. La trasposizione è quel meccanismo che impedisce al soggetto di compiere qualsiasi atto che possa riportare a galla un conflitto represso. La traslazione invece è il meccanismo mediante il quale il nevrotico evita un'idea conflittuale, sostituendola con un atto simbolico: ad esempio si lava continuamente le mani. Per lavarsi la coscienza che inconsciamente percepisce come sporca. Anche la depressione può essere intesa come meccanismo di difesa, cioè come abbandono della difesa e resa al conflitto e quindi ricorso ad una situazione patologica capace di tenere il soggetto lontano dal conflitto.

Le "vecchie" nevrosi.

La nevrosi d'angoscia è la forma più semplice. Si manifesta più frequentemente nelle giovani donne e il sintomo più caratteristico è l'insorgenza di un senso angosciante di aspettativa ansiosa, una sorta di allarme continuo per cui il soggetto si sente sempre sotto tensione per qualcosa che non sa mai ben definire. A volte l'inizio si manifesta con quelli che vengono chiamati equivalenti somatici: tachicardia, palpitazioni, svenimenti, cefalea, tremore, dolore in petto, fame d'ansia, gambe molli. La nevrosi fobica si manifesta col terrore per gli oggetti, o situazioni apparentemente innocue. In verità il nevrotico attribuisce inconsciamente a queste cose o situazioni un significato simbolico che risveglia il suo conflitto: Freud ad esempio descrive la nevrosi che un piccolo paziente nutriva per i cavalli, temendo di essere morsicato. Il soggetto in quel caso identificava il cavallo col padre nei confronti del quale aveva sviluppato un complesso di castrazione (intesa come repressioni delle sue prime manifestazioni sessuali): evitando i cavalli, il piccolo si liberava dal pericolo. I casi più noti di nevrosi fobica sono la claustrofobia (paura degli spazi chiusi), e il suo contrario l'agorafobia (paura degli spazi aperti). La nevrosi isterica deve il suo nome ad Ippocrate, che la riteneva una malattia dell'utero ( in greco Hysteros ) per la sua elevata frequenza nelle donne. Il sintomo isterico nasce dalla rimozione di un conflitto fra desiderio e divieto, fra principio del piacere e principio di realtà. E' un conflitto sempre intollerabile e angosciante che viene mantenuto al di fuori della coscienza, mentre un meccanismo di conversione scarica la tensione su quella parte del corpo che avrebbe potuto soddisfare il desiderio represso (paralisi isterica).
La psicoanalisi classica interpreta quindi i sintomi della nevrosi come l'espressione simbolica di un conflitto tra il desiderio e la difesa.
Desiderio come sentimento che spinge a cercare quanto possa soddisfare una propria esigenza, difesa come meccanismi di cui dispone la psiche per tenere lontane rappresentazioni e impulsi che possano mettere in pericolo l'equilibrio della persona. I disturbi nevrotici si incontrano nella realtà quotidiana di tutti e presentano sempre un certo grado di ansia come nucleo centrale della sintomatologia. L'ansia del nevrotico è l'espressione di uno stato conflittuale tra desiderio e difesa. Freud riteneva che i termini di questo conflitto affondassero le radici nella riuscita sessuale presente all'interno della famiglia.
Da questo punto di vista i fattori che provocano la nevrosi, non sarebbero una malattia, ma un modo scorretto di affrontare i conflitti presenti nella vita quotidiana. Da questa capacità di rapportarsi nelle situazioni conflittuali deriva una condizione di sofferenza psichica che si manifesta con ansia, irritabilità, fobie, ossessioni e compulsioni. Tutte queste manifestazioni non intaccano però processi intellettivi dei soggetti determinando la personalità nel suo complesso, permettendo al nevrotico un adeguamento sociale accettabile.
Bibliografia
Fonte Bibliografica Enciclopedia De Agostini