Centro di adeguamento al problema psichiatrico PDF Stampa E-mail
Centro di adeguamento al problema psichiatrico   
Introduzione st

Che cosa esiste nello Stato Italiano per la malattia mentale e la tutela della salute riguardo questa particolare materia?
Prima di tutto bisogna dire che è una materia un po' speciale, delicatissima perché riguarda i diritti dei cittadini, cui la nostra Costituzione dà ampia tutela nelle intenzioni. La Costituzione vuole essere di garanzia per il diritto alla salute, ma non può essere d'aiuto quando la soluzione sia o diventi difficile e accidentata o non sia ancora accessibile alla conoscenza medica. Questo ultimo caso particolare è affrontato quando si parla di malattia mentaleNonostante i luoghi comuni su di essa, oggigiorno esistono molte risposte efficaci da parte della medicina ufficiale, che ha raggiunto una buona percentuale di successo nella cura, ma molte situazioni sono difficili perché manca una organizzazione, perfettamente fattibile in linea di principio, nella risposta psicologica alle paure e alle insicurezze dei pazienti e alle aspettative di cura. Differenza fra questi casi di malattia e gli altri sono spesso i tempi in cui si recuperano le situazioni, cosa che molto spesso dipende ancora dalla fortuna di un paziente rispetto a un altro. Si è detto che la risposta istituzionale in tutela di salute mentale è ancora da aggiustare, che molti pazienti, conoscono spesso la parte "punitiva" o "limitativa" dello Stato, quando esso decide di limitare la libertà di un cittadino. Si intende incominciare a creare la domanda dei cittadini coinvolti in queste situazioni, di risposte fattibili e di strade percorribili per i pazienti psichiatrici. Prendendo spunto dall'idea che lo Stato tutto intero è fatto dai suoi singoli cittadini si vuol creare una coscienza adeguata dei propri diritti e delle limitazioni che possono esistere per le malattie mentali. Molti pazienti, anche quelli più colti, non conoscono quasi nulla della legislazione inerente la materia, per cui è già una piccola rivoluzione semplicemente informare. L'idea sarebbe quella di creare un Centro di Adeguamento al problema psichiatrico, cioè una struttura di conoscenza dove si possano reperire tutte le informazioni su ciò che si fa in Italia per la malattia mentale, anche quelle sulla legislazione. Siamo carenti di organizzazione per cui chiediamo una partecipazione cosciente che possa ispirare la creazione di strutture che diano la risposta giusta. Si tratta di un contributo di idee e di iniziativa che ispiri da parte dei dirigenti delle istituzioni l'attenzione e la voglia di realizzare qualcosa per un'ampia parte della società. Nel passato si è visto che non serve obnubilare socialmente l'esistenza del problema, si è visto che è stata prodotta molta emarginazione e condizioni di vita al limite dell'umano per molti. Le culture del passato sono state sempre di ispirazione "punitiva" per i pazienti, oggi queste culture hanno mostrato la loro insufficienza e quelle nuove sono già tendenzialmente orientate verso una positiva risposta sociale ai pazienti. In sostanza oggi si cerca ancora molto affannosamente di prendersi cura di tutti, nessuno Stato è vietato ai cittadini, le categorie sono molto sfumate nella società. La direzione profondamente umana, che si deve osservare per il progresso, non vieta nulla a nessuno in linea di principio, ma nei fatti può non essere così. La questione che stiamo cercando di trattare è cosa creare per una assistenza corretta e come crearla.

Centro di adeguamento a problema psichiatrico
CAPP

Si tratta di creare un centro la cui esistenza e la cui frequentazione da parte dei pazienti e degli operatori, comporti una presa di coscienza, migliore che sia possibile, da parte dei malati, della propria condizione di bisogno di aiuto, e, da parte della società, che la condizione di paziente psichiatrico non è una aberrazione né della natura, né dell'uomo. In realtà io avevo pensato, nel passato, di creare un organo in affiancamento alla struttura ospedaliera, che fosse di ausilio, di aiuto e di recupero, a quei pazienti che erano reduci da un ricovero. Avevo ipotizzato di creare una struttura di informazione sulla malattia mentale, per favorire una responsabilizzazione di sé, matura e consapevole, del proprio problema. In questo organismo un paziente sarebbe dovuto entrare come in un qualsiasi ufficio di un ente pubblico, e avrebbe dovuto trovarvi la necessaria accoglienza, senza discriminazione, che si deve a qualsiasi cittadino nel suo contatto con le istituzioni.In effetti un paziente conosce solo la parte più deleteria dell'istituzione pubblica, diciamo così, la parte "punitiva" di quando il suo comportamento non è più tollerato dagli altri, sia che essi siano suoi familiari e sia che essi siano degli estranei. La parte più "utopistica" di questa idea è rendere la struttura "normale": non discriminante per i pazienti. Per essa bisogna portare alla vita quella grossa parte del pensiero della società, che studia e si occupa di questo problema di salute, che si adopera, molto spesso con troppe difficoltà, sulla condizione difficile di vita per chi si trova ad affrontare in prima persona il problema di una malattia mentale. Il paziente non è mai lasciato solo ad affrontare con la propria forza un problema che magari richiede astuzia e intelligenza per essere affrontato.
Le risposte non devono abbondare in un senso ed essere carenti in un altro. Molti medici sanno che si propongono nel proprio intimo una missione. Penso che anche loro debbano essere aiutati dalla società nel momento in cui sperimentano, magari da giovani laureati, l'insufficienza della risposta verbale. In sostanza mi proporrei un ADEGUAMENTO per tutti, nell'ottica di una nuova società che rispetti e che realizzi il massimo del bene della natura umana. In sostanza c'è una parte molto utopistica per adesso, che può essere affrontata pensando che il vero interesse della vita è vivere, e questa non è un'utopia.Mettendo a lavorare gli operatori, i burocrati, del settore, in un centro siffatto, tutelando il lavoro con la presenza di altri operatori, educatori, mi auguro di poter creare la necessaria "rete" che crei il giusto collegamento tra la società, a tutti i livelli, e il malato. Per adesso sappiamo che le risposte della società verso quei pazienti, la cui condizione è conosciuta fino al punto di diventare pubblica, è del tutto artigianale e somiglia, purtroppo molto, ai giochi di bambino dell'asilo o di collegio, in cui si dà ampio spazio alla crudeltà creando "vittime designate" il cui ruolo sia solo di essere "vittime". Questa è purtroppo la triste condizione sociale di chi è malato psichico.Molto spesso non resta che "nascondere" la cosa: se essa non è troppo grave si lascia quel mondo e la sua emarginazione, al passato, tremando per tutta la vita al pensiero di quello che si è rischiato, coltivando una ansiosa fiducia che "chi sa" la consideri razionalmente e non dica mai a nessuno che possa giudicar male quello che è stato questo passato.Una risposta sociale non è questa! Questa è troppo rara e troppo inadatta ai casi più gravi, quelli che hanno bisogno di giudizio e considerazione maturi, perché hanno bisogno di un aiuto a 360 gradi, che li faccia agire e li rieduchi alla vita nella società. La malattia mentale può richiedere che si conviva con essa anche per tempi lunghissimi; in questo caso se non c'è l'appoggio da parte del maggior numero possibile di persone, un uomo crolla moralmente di fronte al male, e soprattutto in questo caso la "normalità" vuol dire proprio appunto emarginazione. È questa la risposta più sbagliata! È come se si andasse a toccare una ferita con le mani sporche per disinfettare. È il male massimo che subisce un paziente (perché è fatto del contrario di ciò di cui ha bisogno). È in nome di questo che talora alcuni pazienti si lasciano andare ai gesti più sconsiderati che fanno notizia sui giornali. Un approccio più corretto è pensare che un paziente è una persona che ha una ferita che ci metterà forse anche dei lunghi anni per guarire e che essa va toccata poco alla volta senza far male possibilmente e con le mani pulite! È necessario che antiche crudeltà siano lasciate al proprio destino ad estinguersi e che chi non ha cuore per i pazienti sia criticabile più che questi ultimi. Bisogna dire che i valori sociali dell'uomo che rendono la vita vivibile creando quello che è il "bene" non sono mica persi. Bisogna credere che una società che cresce è una civiltà che matura e non lascia mai estinguere ciò che è buono per gli uomini. Questo è un punto di partenza.